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Escursione dal villaggio di Valmartin al Lago di Cortina (Cortinaz)Partenza: 1490 m circa | Arrivo: 2079 m | Dislivello in salita: 600 m circa | Tempo: 3h 00 min
Il sentiero si stringe leggermente, dove non vi sono muri di sostegno a monte o a valle sale leggermente incassato e stretto da bassi muretti in pietra a secco. La macchia diventa più fitta, l'ambiente umido favorisce la crescita degli ontani e di alcuni aceri, nel sottobosco prosperano ortica e geranio di montagna. Dopo il bivio per Barmasse il bosco si dirada. Si percorre un lungo traverso panoramico dal quale si domina l'abitato di Valtournenche. Si distingue il campo da tennis che copre la piscina e sulla destra, in alto, i prati di Promindoz, una radura che forma una macchia verde brillante interamente circondata dal verde più cupo del bosco che si interrompe solo sopra la conca di Cheneil. Sulla verticale di Promindoz si nota la sagoma affusolata della Becca Trecaré e alla sua sinistra il vallone innevato fino ad estate inoltrata che separa il Grand Tournalin dal Petit Tournalin. Quasi alla fine di questo piacevole tratto dalla modesta pendenza si attraversa una macchia di larici all'interno della quale il sottobosco è costituito quasi interamente da epilobi. Tra i tronchi leggermente anneriti da un vecchio incendio boschivo si intravedono i fabbricati della ex centrale di pompaggio di Promoron in cui l'acqua, proveniente dalla centrale di Perrères, veniva pompata fino alla diga di Cignana. Dal sentiero si domina dall'alto il pianoro di Maen in fondo al quale il torrente Marmore si allarga in un piccolo lago artificiale. Verso sud chiude l'orizzonte la sagoma tozza del Barbeston la cui cima ricorda il profilo di una persona addormentata, sulla destra si vedono le cime frastagliate del Mont Ruvic e della Cima Nera. Usciti dalla macchia si attraversa un pendio scoperto dove al colore rosato della rosa canina si contrappone il giallo intenso delle infiorescenze del tasso barbasso. Si passa su di una passerella in legno e dopo alcune curve si arriva a Promoron dove si incontra la pista ciclabile larga un paio di metri che porta alla centrale idroelettrica di Perrères. È un piacevole itinerario da percorrere in bicicletta: segue il tracciato del trenino che collegava i due impianti e grazie ad alcune gallerie e ad un bel ponte ad arco in legno lamellare si può percorrere tutto il fianco della vallata con una pendenza prossima allo zero. Il panorama da Promoron è molto bello, si vedono tutte le cime dell'alta Valtournenche dalla Motta di Plété alla Punta Trecaré, all'orizzonte scintilla sotto il sole il ghiacciaio del Ventina con davanti le torri calcaree delle Cime Bianche. A destra la Roisetta poi la Becca d'Aran, il Grand Tournalin, riconoscibile dal dentino formato dalla sua doppia vetta, il Piccolo Tournalin e la punta Trecaré, proprio sulla verticale del villaggio di Cheneil. Il sentiero separa nettamente due mondi diversi, sulla
destra due fabbricati rurali costruiti in pietra e legno, classici esempi
di architettura tradizionale valdostana, sulla sinistra i fabbricati industriali
costruiti nella prima metà del XX secolo per lo sfruttamento dell'energia
idroelettrica con i tetti in metallo e i grandi muri intonacati. Dal ponticello
in ferro che superava la condotta forzata ora demolita si può abbracciare
con uno sguardo tutto l'insieme di queste eterogenee costruzioni. Sulla
destra il grande fabbricatoche ospitava le pompe, dall'architettura imponente
con i bordi massicci in pietra lavorata. A sinistra la casa del guardiano
e la stazione di arrivo delle funivia che collegava la centrale di Maen
con Promoron, costruita in cemento armato a vista. Ancora più a sinistra
i vecchi fabbricati con i tetti in lose, le lastre di pietra utilizzate
nelle coperture valdostane, muti testimoni di un mondo agricolo scomparso
alla fine del XX secolo. Si prosegue lungo il sentiero fino ad immergersi
nell'ombra dei larici. Sotto una parete rocciosa si trova un ancoraggio
in calcestruzzo: è da questo punto che partiva uno dei cavi della teleferica
utilizzata durante i lavori per la sostituzione delle vecchie condotte
forzate che collegavano la diga di Cignana con la centrale idroelettrica
di Maen. Uscendo dal villaggio si trova una un cartello in legno
dell'altavia 1 che indica la quota di questo piccolo gruppo di case. In
pochi minuti si raggiunge il bivio dal quale si stacca sulla sinistra
il sentiero per il lago di Cortina e il villaggio di Mont Perron. Seguendo
il segnavia 2 si scende per poche decine di metri fino ad arrivare sul
fondo del vallone, si attraversa un piccolo ponte in legno e si imbocca
il sentierino che sale sulla destra, abbandonando il sentiero principale
che si dirige verso il villaggio di Mont Perron. Si sale un pendio ripido
tagliato da diversi tornanti poi si entra nella gola scavata dal torrente
Cignana. Dall'altra parte del vallone è ben visibile il tracciato dell'altavia
1 che sale alla diga di Cignana. Per un tratto i due sentieri salgono
paralleli poi, dopo aver oltrepassato la fascia dei roccioni che precipitano
verso il torrentello sottostante, si arriva ad un'ampia radura dove il
sentiero sterza bruscamente verso sud immergendosi nell'ombra del bosco.
All'ombra leggera dei larici, cresce un rigoglioso sottobosco nel quale
mirtilli, rododendri e i fiori di montagna riempiono gli occhi di colori
e il naso di profumi. Dopo un breve tratto in falsopiano si comincia gradatamente
a salire. Rientro dalla diga di Cignana: Per arrivare al bacino
artificiale si segue la strada sterrata che sale alle spalle del villaggio
di Cortina e raggiunge l'ultimo alpeggio sotto la Finestra di Cignana,
il colle che porta a Perrères. Trattandosi di un pezzo di altavia 1 la
segnaletica è suficientemente chiara. Il sentiero taglia alcune curve
della sterrata abbreviando il percorso e passa vicino al Rifugio Barmasse,
un rifugio privato, punto tappa dell'altavia 1, che sulla porta espone
singolari annunci del tipo “No Telefono No Docce” “Per i panini se c'è
tempo e se c'è pane”. Numerosi escursionisti timidi, letti gli avvisi,
optano per un panino en plein air nel timore di disturbare i gestori.
Nei pressi del rifugio vi sono alcune baracche abbandonate costruite ai
tempi dalla SIP, la società idroelettrica piemontese e utilizzate in tempi
più recenti come colonia estiva. All'interno di una di queste si trova
una pittura murale che merita una citazione nella raccolta di arte alpina
valdostana. È datata 30 luglio 1970 e rappresenta il viaggio verso Cignana
di tre uomini, una bimba, un cane e un grande carrello carico di bagagli.
Inspiegabilmente il tracciato dell'altavia 1 passa piedi del muraglione
privando i turisti di questa spelendida passeggiata sospesa tra il vuoto
del vallone di Cignana e le acque verdoline del lago. Curiosità |
Nota: Questa opera di Gian Mario Navillod è pubblicata sotto una |
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